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Re: Capriccio sopra la lontananza del fratello dilettissimo [messaggio #183593] lun, 02 aprile 2012 12:34 Messaggio successivo
Shapiro used clothes  è attualmente disconnesso Shapiro used clothes
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"etwas langsamer" <etwlang@gmail.com> ha scritto nel messaggio
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> Rapsodica Tureck
> http://www.youtube.com/watch?v=HIxxnEkOjf0

Sarà, ma io questa donna la adoro.

dR
Re: Capriccio sopra la lontananza del fratello dilettissimo [messaggio #183594 è una risposta a message #183593] lun, 02 aprile 2012 13:42 Messaggio precedenteMessaggio successivo
daniel pennac \(porta  è attualmente disconnesso daniel pennac \(porta
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Shapiro used clothes ha scritto:

> Sarà, ma io questa donna la adoro.
>
> dR

Ho in macchina le sue Variazioni Goldberg e il clavicembalo ben
temperato (la registrazion di questo è bruttina), belle, mi sto
abituando alla sua interpretazione dopo anni in cui ho nelle orecchie
quelle di Gould...
Re: Capriccio sopra la lontananza del fratello dilettissimo [messaggio #183618 è una risposta a message #183594] lun, 02 aprile 2012 15:19 Messaggio precedenteMessaggio successivo
Shapiro used clothes  è attualmente disconnesso Shapiro used clothes
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"daniel pennac (tosh)" <mariorenda2NOSPAM@NOtin.it> ha scritto nel messaggio
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> Ho in macchina le sue Variazioni Goldberg e il clavicembalo ben temperato
> (la registrazion di questo è bruttina), belle, mi sto abituando alla sua
> interpretazione dopo anni in cui ho nelle orecchie quelle di Gould...

Ci sono almeno due registrazioni del Clavicembalo ben Temperato: una è del
1953, uscita nel 1954 per un'etichetta che rappresentava la "filiale" (così
la definì la Tureck) americana della Decca. Questa registrazione, ristampata
e re-mixata più volte, è stata in catalogo a lungo ed ora è stata di recente
disponibile in 4 cd Dgg (ora 6; viene riproposta, nell'ultima recente
ristampa, assieme alle Goldberg degli anni '90 a un prezzo molto
interessante...sgrunt) e dev'essere quella che conosci tu. Oltre a quella
per così dire, ufficiale della Dgg ne circolano altre versioni, che suppongo
risalgano alla stessa fonte. La registrazione è, ovviamente, adeguata alla
data e anzi, visto il fruscio e anche, a tratti, un po' di distorsione
(appena un pelo ma ogni tanto si sente) non si può dire sia eccezionale
neppure per i primi anni '50. Stesso discorso per la serie delle Partite dei
tardi anni '40, pubblicata dalla Doremi.
La seconda registrazione, disponibile fino a poco fa, è degli anni settanta
ed è di proprietà della Bbc. La qualità tecnica è migliore, non eccelsa
neppure in questo caso. Non c'è fruscio ma il pianoforte ha un timbro un po'
metallico, insolito nella Tureck (frequente nelle incisioni Decca degli
ultimi quindici-vent'anni; che agli inglesi piaccia il suono un po'
percussivo?). Deve trattarsi, se ricordo bene, di una registrazione
realizzata in primo luogo per la diffusione radiofonica e commercializzata
solo di recente. E' piuttosto diversa anche l'interpretazione, con alcune
soluzioni, per dirla tutta, difficili da capire. Io ho una netta preferenza
per quella degli anni cinquanta. Il timbro pianistico è più caldo, per
quanto sia molto trasparente e non comprometta la percettibilità della
polifonia, la dizione assai più pacata e quasi lirica, con un'attenzione
capillare e amorosa al singolo dettaglio.
Delle Goldberg credo esistano almeno tre o quattro versioni, non ho mai
approfondito. In tutte l'opera sta solo con fatica in un solo cd. Io ho
presente quella per la Emi e l'ultima per la Dgg (sugli ottanta minuti), ma
ci dev'essere anche una versione video in dvd realizzata dalla Vai,
l'etichetta che, assieme alla Dgg, ha pubblicato le sue ultime incisioni.
Alcune di queste sono realizzate in casa sua, con i parenti a fare da
pubblico che applaudono alla fine. La qualità non è eccelsa (il suo disco
migliore credo siano le Goldberg per la Dgg, tecnicamente parlando) ma
l'atmosfera molto bella. In una rece di tanti anni fa, suggestionato da
questi dischi, l'ho paragonata a Emily Dickinson. La Tureck non era una
reclusa, ma l'intensità poetica e la nettezza dello sguardo certo non le
mancano. Quante grandi donne nella cultura nordamericana...

dR
Re: Capriccio sopra la lontananza del fratello dilettissimo [messaggio #183619 è una risposta a message #183594] lun, 02 aprile 2012 15:26 Messaggio precedenteMessaggio successivo
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"daniel pennac (tosh)" <mariorenda2NOSPAM@NOtin.it> ha scritto nel messaggio
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> abituando alla sua interpretazione dopo anni in cui ho nelle orecchie
> quelle di Gould...

Gould la considerava l'unica da cui avesse imparato qualcosa. Non so cosa ne
pensasse il suo maestro, che gli propinava la Landowska (la quale comunque
come pianista è da rivalutare; imho titolare di una delle migliori
interpretazioni della Sonata K576 di Mozart).
Gli unici pianisti di cui parla bene senza riserve sono Schnabel, che
adorava, la Tureck ed Eileen Joyce. Due su tre, donne. Ah, dimenticavo
Sviatoslav Richter, ovviamente. Per Gould, l'unico che facesse veramente
funzionare Schubert (te credo, anche se imho Schubert funzionerebbe anche da
solo).
Ha buone parole per molti altri (Brendel per esempio, che invece l'ha più
volte criticato), ma questi li ammirava davvero.

dR
Re: Capriccio sopra la lontananza del fratello dilettissimo [messaggio #183621 è una risposta a message #183618] lun, 02 aprile 2012 17:15 Messaggio precedenteMessaggio successivo
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Shapiro used clothes ha scritto:
> l'ho paragonata a Emily Dickinson. La Tureck non era una reclusa, ma
> l'intensità poetica e la nettezza dello sguardo certo non le mancano.
> Quante grandi donne nella cultura nordamericana...

Che meraviglioso paragone! ^______^
Re: Capriccio sopra la lontananza del fratello dilettissimo [messaggio #183639 è una risposta a message #183621] lun, 02 aprile 2012 19:39 Messaggio precedenteMessaggio successivo
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"daniel pennac (tosh)" <mariorenda2NOSPAM@NOtin.it> ha scritto nel messaggio
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> Che meraviglioso paragone! ^______^

Troppo gentile.
E' venuto da sé il paragone, ascoltandola.

dR
Re: Capriccio sopra la lontananza del fratello dilettissimo [messaggio #183858 è una risposta a message #183593] mar, 03 aprile 2012 09:41 Messaggio precedenteMessaggio successivo
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Il 02/04/2012 12:34, Shapiro used clothes ha scritto:
>
> "etwas langsamer" <etwlang@gmail.com> ha scritto nel messaggio
> news:4f776ff8$0$1383$4fafbaef@reader1.news.tin.it...
>
>
>> Rapsodica Tureck
>> http://www.youtube.com/watch?v=HIxxnEkOjf0
>
> Sarà, ma io questa donna la adoro.
>
> dR

Ah quoto.
E comunque "rapsodico", per un capriccio, non è affatto una critica :-)
Un senso del tempo e un'eleganza nel fraseggio meravigliosi,
e abbellimenti più belli dei suoi non ne ho sentiti mai.
Re: Capriccio sopra la lontananza del fratello dilettissimo [messaggio #183860 è una risposta a message #183619] mar, 03 aprile 2012 09:45 Messaggio precedenteMessaggio successivo
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Il 02/04/2012 15:26, Shapiro used clothes ha scritto:
>
> "daniel pennac (tosh)" <mariorenda2NOSPAM@NOtin.it> ha scritto nel
> messaggio news:jlc3bc$qut$1@speranza.aioe.org...
>
>
> Ah, dimenticavo
> Sviatoslav Richter, ovviamente. Per Gould, l'unico che facesse veramente
> funzionare Schubert

Già, rimase "in trance", come racconta, durante la sua esecuzione della
D960 al Conservatorio di Mosca.
A parte questo, la dichiarazione più interessante di GG su Richter lo
pone, nella personalissima e (ovviamente) radicale suddivisione dei
musicisti in "quelli che servono il loro strumento" - i virtuosi
à la Liszt (o à la Horowitz...) e quelli che "lo bypassano" per entrare
in contatto con la musica stessa, tra i secondi.
Qui tutto il ragionamento:

http://www.youtube.com/watch?v=Q1iUdM5k5Hc

(dettaglio buffo: a quanto pare la voce non è di Gould, perché
il filmato era originariamente in russo; il video è stato
doppiato da uno speaker, ma così bene che ne ha imitato persino la
cadenza :-) )

E' ovvio che Gould stesso si considerasse nella seconda categoria,
dunque par di
capire che l'affinità con Slava fosse percepita su un piano assai
profondo che non la semplice ammirazione: quasi un'"amicizia stellare"
tra due artisti per il resto tanto diversi, fondata su un modo
essenzialmente identico di intendere il problema dell'"interpretazione"
(nell'opinione di Gould, naturalmente, non sappiamo se Richter
abbia mai conosciuto/approvato queste parole).

Credo che GG fosse affascinato dalla capacità richteriana di
muoversi in un repertorio tanto vasto senza per questo apparire mai
né uno specialista "di genere", né, per converso, di proiettare su
tale repertorio neppure un'ombra di "personalità" come invece
vedeva fare, e in modo ingombrante, da Horowitz.
Di far uscire cioè sempre e comunque l'Idea musicale (sì, direi proprio
in senso platonico).
Quello che a lui riusciva perfettamente con Bach, certo, ma al prezzo
di tante idiosincratiche rinunce nei confronti di buon parte della
storia della musica.

Lo dico allora: forse Richter fu l'unico pianista che Glenn sognò mai
di essere. :-)


> (te credo, anche se imho Schubert funzionerebbe
> anche da solo).

Non nelle ultime sonate. Perdersi è la regola, anche tra i grandi.
Richter in effetti mantiene una tensione pazzesca nel primo movimento,
non si sa come fa ma lo fa. :-)


> Ha buone parole per molti altri (Brendel per esempio, che invece l'ha
> più volte criticato), ma questi li ammirava davvero.

Nel libro-intervista pubblicato da Adelphi lo dipinge come un eccentrico
interessato unicamente a illuminare la musica che suonava
"dall'esterno", giusto per sorprendere il pubblico.
Opinione comprensibile, se vogliamo, da uno come Brendel distante le mille
miglia dal pianismo di GG, ma francamente riduttiva e anzi banale.

ciao
E
Re: Capriccio sopra la lontananza del fratello dilettissimo [messaggio #183862 è una risposta a message #183860] mar, 03 aprile 2012 12:22 Messaggio precedente
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> http://www.youtube.com/watch?v=Q1iUdM5k5Hc

Grazie.
E' sempre un piacere sentire Slava alle prese con la Sonata in sol maggiore,
oltre a Gould.
Sicuro che quella non sia la voce di Gould?

> Credo che GG fosse affascinato dalla capacità richteriana di
> muoversi in un repertorio tanto vasto senza per questo apparire mai
> né uno specialista "di genere", né, per converso, di proiettare su
> tale repertorio neppure un'ombra di "personalità" come invece
> vedeva fare, e in modo ingombrante, da Horowitz.
> Di far uscire cioè sempre e comunque l'Idea musicale (sì, direi proprio
> in senso platonico).
> Quello che a lui riusciva perfettamente con Bach, certo, ma al prezzo
> di tante idiosincratiche rinunce nei confronti di buon parte della
> storia della musica.

Condivido. Ragionamento interessantissimo.
Vorrei averlo pensato io. :-)

> Non nelle ultime sonate. Perdersi è la regola, anche tra i grandi.
> Richter in effetti mantiene una tensione pazzesca nel primo movimento,
> non si sa come fa ma lo fa. :-)

Non le conosco abbastanza, ammetto.
Certo, non è facile arrivare in porto.

> Opinione comprensibile, se vogliamo, da uno come Brendel distante le mille
> miglia dal pianismo di GG, ma francamente riduttiva e anzi banale.

Pare anche a me.
Brendel è un artista coltissimo, di grande personalità e ampie visioni. Ma
quell'intervista a tratti mi ha lasciato un po' deluso. A maggior ragione,
nel punto in cui ammette di non amare molto l'ultimo Mozart, di trovarlo
occasionalmente banale, troppo semplice. Mi pare ancora più riduttivo del
trattamento riservato a Gould, e dire che Brendel è un grande interprete
mozartiano.

dR
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