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"La strada" (1954) di Federico Fellini [messaggio #184705] ven, 06 aprile 2012 16:43 Messaggio successivo
sunbather  è attualmente disconnesso sunbather
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Film neo-realista, un po’ patetico e noioso, se non fosse per il fatto che
finisce in maniera irrimediabilmente tragica. La tanto esaltata
interpretazione della Masina a me sembra una delle pecche del film: la
recitazione non pare francamente nulla di eccezionale e inoltre la pur
piccoletta attrice non ha l’età per interpretare Gelsomina (personaggio
che, secondo logica, dovrebbe avere molto meno di vent’anni — lei invece
ne aveva 34, all’epoca). La struttura del film, poi, è suddivisa in
maniera piuttosto ovvia in quadri ben definiti, ognuno dei quali — come
nel melodramma — è un monologo, o un duetto, o un trio di personaggi che
si avvicendano volta a volta. Se questa struttura molto rigida, e perciò
menosa, ha tuttavia un pregio — oltre a quello di rendere la storia
chiaramente leggibile — è quello di permettere un incastro preciso del
tormentone che porta alla scena chiave del film, ovvero quella in cui
Zampanò ripete il suo numero da fenomeno da baraccone ma, contrariamente
agli episodi precedenti ripetuti tutti uguali a cadenza regolare, in
questo caso lo esegue senza la presenza di Gelsomina, presenza che aveva
caratterizzato tutti gli altri, rendendo macroscopicamente evidente
l’assenza di un elemento fondamentale che avrebbe dovuto esserci. La
scena, da una parte si ricollega al discorso dell’acrobata, che affermava
la necessaria significatività di qualsiasi cosa esistente nell’universo,
anche la piú apparentemente inutile come un sassolino, e da un altro lato
si può ritenere una scena seminale, che nella sua essenza ha senza dubbio
colpito Antonioni, che ha utilizzato lo stesso spirito nel finale
dell’“Eclisse” e che, nella sua poetica dell’assenza, ne ha fatto
l’elemento fondante de “L’Avventura”.

Inoltre, si può dire che la tematica della ‘strada’ in quegli anni fosse
nell’aria, sia in “On the Road” di Kerouac (1951-1957), sia in “Lolita” di
Nabokov (1955); in questo secondo caso resa ancor piú attinente dal
rapporto adulto-ragazzina presente in entrambi (perdipiú anche Zampanò,
come Humbert, va a trovare la ragazzina nell’ultimo suo domicilio
conosciuto).

Malgrado i protagonisti non fossero attori presi ‘dalla strada’ in senso
proprio, il film è comunque permeato di neorealismo: nelle molte parlate
dialettali di varia provenienza, come pure nella rappresentazione delle
processioni religiose, nella ostentazione della povertà del dopoguerra,
etc. Una bella scena, magistrale in termini di tecnica cinematografica, è
quella del piano-sequenza sulla tavola imbandita i cui numerosi
partecipanti al banchetto prendono vita mano a mano che la camera si
sposta. Eccezziunale.

1954, regia di Federico Fellini, scritto da Fellini, Ennio Flaiano, Tullio
Pinelli, musiche di Nino Rota, con Anthony Quinn, Giulietta Masina e
Richard Basehart.

http://qohelet.blog.tiscali.it/2012/04/06/the-street/

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Re: "La strada" (1954) di Federico Fellini [messaggio #184779 è una risposta a message #184705] ven, 06 aprile 2012 16:44 Messaggio precedenteMessaggio successivo
Alien  è attualmente disconnesso Alien
Messaggi: 61
Registrato: dicembre 2010
Member
On Apr 6, 4:43 pm, sunbat...@virgilio.it (sunbather) wrote:
> Film neo-realista, un po’ patetico e noioso,

cut

ma datti all'ippica...
Re: "La strada" (1954) di Federico Fellini [messaggio #184995 è una risposta a message #184705] sab, 07 aprile 2012 16:52 Messaggio precedente
Tot  è attualmente disconnesso Tot
Messaggi: 79
Registrato: novembre 2010
Member
>La tanto esaltata
> interpretazione della Masina a me sembra una delle pecche del film: la
> recitazione non pare francamente nulla di eccezionale

se vuoi porre la tua recensione ad un livello upper level devi ricordarti
che la recitazione specie femminile fino ad allora nelle due cinematografie
imperanti era ingessata in maniere ancora ottocentesche.. Voluto o meno,
scoppiato durante il film o finemente preparato, il lavoro attoriale di
Masina fu visto come un Chaplin al femminile, rompere schemi di "metodi" (se
sai cosa vuol dire..) ferrei..


e inoltre la pur
> piccoletta attrice non ha l'età per interpretare Gelsomina (personaggio
> che, secondo logica, dovrebbe avere molto meno di vent'anni - lei invece
> ne aveva 34, all'epoca). La struttura del film, poi, è suddivisa in
> maniera piuttosto ovvia in quadri ben definiti, ognuno dei quali - come
> nel melodramma - è un monologo, o un duetto, o un trio di personaggi che
> si avvicendano volta a volta. Se questa struttura molto rigida, e perciò
> menosa, ha tuttavia un pregio - oltre a quello di rendere la storia
> chiaramente leggibile - è quello di permettere un incastro preciso del
> tormentone che porta alla scena chiave del film, ovvero quella in cui
> Zampanò ripete il suo numero da fenomeno da baraccone ma, contrariamente
> agli episodi precedenti ripetuti tutti uguali a cadenza regolare, in
> questo caso lo esegue senza la presenza di Gelsomina, presenza che aveva
> caratterizzato tutti gli altri, rendendo macroscopicamente evidente
> l'assenza di un elemento fondamentale che avrebbe dovuto esserci. La
> scena, da una parte si ricollega al discorso dell'acrobata, che affermava
> la necessaria significatività di qualsiasi cosa esistente nell'universo,
> anche la piú apparentemente inutile come un sassolino, e da un altro lato
> si può ritenere una scena seminale, che nella sua essenza ha senza dubbio
> colpito Antonioni, che ha utilizzato lo stesso spirito nel finale
> dell'"Eclisse" e che, nella sua poetica dell'assenza, ne ha fatto
> l'elemento fondante de "L'Avventura".

eeeh..? Puoi ripetere con parole tue..?
>
> Inoltre, si può dire che la tematica della 'strada' in quegli anni fosse
> nell'aria, sia in "On the Road" di Kerouac (1951-1957), sia in "Lolita" di
> Nabokov (1955); in questo secondo caso resa ancor piú attinente dal
> rapporto adulto-ragazzina presente in entrambi (perdipiú anche Zampanò,
> come Humbert, va a trovare la ragazzina nell'ultimo suo domicilio
> conosciuto).

ah, tu volevi citare Ossessione ma non lo sapevi, che è della metà degli
anni '40, oppure Grapes of Wrath, che è ancora precedente di circa 10 anni..


>
> Malgrado i protagonisti non fossero attori presi 'dalla strada' in senso
> proprio, il film è comunque permeato di neorealismo: nelle molte parlate
> dialettali di varia provenienza, come pure nella rappresentazione delle
> processioni religiose, nella ostentazione della povertà del dopoguerra,
> etc. Una bella scena, magistrale in termini di tecnica cinematografica, è
> quella del piano-sequenza sulla tavola imbandita i cui numerosi
> partecipanti al banchetto prendono vita mano a mano che la camera si
> sposta. Eccezziunale.

direi che il film è posto troppo in comparazione con il fellini onirico e
fastoso di 8 e 1/2, alla strada io preferisco il bidone, ma le due storie
narrate, la vita grama della strada con il senso del mondo divino (sai della
terribile lotta con il produttore per la scena finale..?) si permeano e si
supportano a vicenda


>
> 1954, regia di Federico Fellini, scritto da Fellini, Ennio Flaiano, Tullio
> Pinelli, musiche di Nino Rota, con Anthony Quinn, Giulietta Masina e
> Richard Basehart.
>
> http://qohelet.blog.tiscali.it/2012/04/06/the-street/

non ti piacciiono i francobolli o i fumetti..?

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